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LEGITTIMO BRIGANTAGGIO

Liberamente Tratto

Prezzo: € 9,90
  • Etichetta CINICODISINCANTO
  • Formato COMPACT DISC
  • Data uscita 10.10.2011
  • BarCode 8016670174240
LA RADICATA APPARTENENZA TERRITORIALE AL SUD PONTINO STIMOLA LA NASCITA DEI LEGITTIMO BRIGANTAGGIO, UNA BAND RICCA DI ENERGIA CHE PONE IL GENERE DEL COMBAT FOLK COME INTERESSANTE ALTERNATIVA DI ESPRESSIONE ARTISTICA NEL NUOVO CONTESTO MUSICALE ITALIANO. L’ULTIMO ALBUM DELLA BAND, "LIBERAMENTE TRATTO", CONTIENE DIECI NUOVE CANZONI LIBERAMENTE ISPIRATE AD OPERE DI VARIA NATURA ARTISTICA.
 
FILE UNDER: COMBAT FOLK / ROCK
 
Romanzi, saggi, film, poesie, quadri e fotografie sono i protagonisti, seppure in trasparenza, di scene narranti una realtà che si difende dall’Abitudine e a volte difende l’Abitudine da sé stessa. José Saramago, Bohumil Hrabal, Antonio Pennacchi, Erich Maria Remarque ed Ennio Flaiano tra i romanzieri scelti dai Legittimo Brigantaggio; Umberto Galimberti per la Saggistica; Joseph Nicéphore Niépce per la Fotografia (il gruppo ha dedicato un brano alla prima fotografia della storia del mondo), Giuseppe Pellizza da Volpedo per la Pittura, Pier Paolo Pasolini per la Poesia, François Truffaut per il Cinema.
 
L’album pone in evidenza una cinica e disillusa presa di coscienza sui cambiamenti: mutazioni al di là delle mode e delle apparenze che si rincorrono negli anni, mutazioni che, allo stesso tempo, non apportano cambiamenti. Da qui il considerare l’Abitudine tanto come uccisione della scoperta e della curiosità intellettuale quanto come condizione indispensabile alla sopravvivenza. Abitudini in filigrana tra le parole del disco, abitudini dure a morire (come quella di uccidere, che non si estirpa neppure quando si ama), l’abitudine all’arrivismo di un collega troppo zelante che prenderà il merito di una scoperta, l’abitudine alla Pittura improvvisamente sconvolta dall’avvento della Fotografia, l’abitudine alle paludi trasformate in nuove città; altre volte è l’abitudine a distorcere i colori col grigio degli occhiali e nel far pensare che l’unica soluzione sia rimescolare, rimescolarci o correre come verso una carota incontro al nostro quarto d’ora di celebrità. Gli eucalipti sono gli alberi del nuovo album; le kefiah, prima indumento di appartenenza, si fanno così belle da obbedire ai capricci della moda; le trivelle si scoprono nevrasteniche e un caffè viene a svegliarci dagli indispensabili minuti di oblio, così difficili da recuperare quando l’urgenza di reagire riporta vicino a noi qualcosa che molti pensavano scomparsa: la necessità della rivolta. Immagini surreali accompagnate dal folk-rock elettronico in cui la band riesce a mescolare con giusto dosaggio le distorsioni delle chitarre alle atmosfere dei synth.
 
 
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