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JUNKFOOD

The Cold Summer Of The Dead

Prezzo: € 11,90
  • Etichetta TROVAROBATO
  • Formato COMPACT DISC
  • Data uscita 17.02.2014
  • BarCode 8016670108610
SECONDO OTTIMO ALBUM PER IL PROGETTO JUNKFOOD. 4 STRUMENTI ACUSTICI ED ALTRETTANTI DISPOSITIVI ELETTRONICI TRA ROCK, PSYCH, AVANT-JAZZ, ELETTRONICA RAFFINATA ED AMBIENT. UNA DELLE PIÙ BELLE SORPRESE DI QUESTI ULTIMI MESI.
 
FILE UNDER: MATH ROCK
 
[ EMILIA ROMAGNA ] “The Cold Summer of The Dead” è il secondo disco dei junkfood ed è stato registrato in presa diretta a novembre 2012 alle Officine Meccaniche di Milano da Tommaso Colliva (produttore per Calibro 35, Afterhours, Verdena, Muse e molti altri) e mixato sempre dallo stesso Colliva. Il titolo traduzione dall’ultimo verso della poesia “Novembre” di Giovanni Pascoli, eletta a cornice emotiva e concettuale dell’intero lavoro. Il riferimento letterario funge da perfetto anello di congiunzione tra la singolare proposta dei junkfood ed il contingente periodo in cui l’album è stato registrato e mixato. I giorni delle registrazioni (rispettivamente le feste di Halloween, Ognissanti e della Commemorazione dei Defunti) e la registrazione in presa diretta non sono casuali: l’intento della band è quello di restituire un affresco a tinte fosche di un viaggio interiore fatto di fughe, stati di alterazione, labirinti, deliri e rivelazioni inattese, realizzando un disco imponente dal punto di vista dello spettro sonoro e potersi permettere di replicarlo esattamente così anche dal vivo. Il risultato è un album coinvolgente, viscerale e visionario che miscela la componente ambient con l’elettronica ed il rock, dando vita ad una sintesi musicale inedita e fortemente evocativa e personale. 4 strumenti acustici, 4 device elettronici a modificare il proprio strumento in tempo reale. Una musica che recupera la melodia/standard come memoria del passato, si fa carne nel presente e parla all’oggi guardando al futuro. junkfood realizza musica strumentale proponendo una personale sintesi tra generi anche molto distanti tra loro come l’avant-jazz di stampo newyorkese, le suggestioni di certa scena scandinava, il rock psichedelico, l’elettronica più raffinata, il mathcore e l’ambient più oscura per delineare paesaggi di straordinaria unitarietà e coerenza dentro i quali l’ascoltatore viene risucchiato come in un’odissea attraverso scenari angoscianti, accessi d’ira ed oniriche epifanie. La struttura del disco è ellittica: il lavoro si apre e si chiude nel rumore e nell’indeterminatezza, come a suggerire che anche gli estremi del nostro percorso di individui sono immersi in un eterno, ciclico ritorno. In mezzo si trovano gli affanni, le false speranze, la disperazione e la rabbia per la nostra impotenza di fronte a questa ineluttabile condizione, ma anche il tremore e l’incanto che ci avvolgono nei rari istanti in cui abbiamo la percezione di aver penetrato un qualche segreto di questo oscuro e spietato meccanismo. La musica e l’immaginario sopra descritto trovano infine compiuta raffigurazione nella copertina realizzata da Paolo Masiero di Housatonic Design Network elaborando gli scatti dell’artista ungherese Kinga Megyesi.
 
 
 
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