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OFFLAGA DISCO PAX

Gioco Di Societa'

Prezzo: € 12,90
  • Etichetta ODP # 155
  • Formato COMPACT DISC
  • Data uscita 23.09.2013
  • BarCode 8016670105619
FILE UNDER: OFFLAGA DISCO PAX / ELECTRO / CANTAUTORATO
 
Non è strettamente necessario lanciare i dadi per muoversi sulle caselle della plancia di “GIOCO DI SOCIETA’ ”, il terzo capitolo del romanzo zdanoviano intitolato OfflagaDiscoPax e marchiato a fuoco con il numero di catalogo Odp #155.
Reggio Emilia, patria del collettivo, è il primo piano o lo sfondo in cui si dipanano quasi tutte le storie narrate nel disco. La sua pianta a sei lati viene congelata nel simbolico artwork di Enrico Fontanelli in quello che appare alla vista e nella pratica come un vero e proprio tabellone di gioco. La forma esagonale della città diventa una unità di misura sociale, una figura attorno o dentro alla quale raccogliersi, misuratrice di passi più o meno svelti. La vita è solo una partita ad un qualsiasi gioco di società e gli ODP se la giocano dentro e appena fuori le mura della loro città, mura reali poi abbattute dal tempo per facilitare lo scambio tra interno ed esterno e favorire la prima espansione residenziale e produttiva. Architettura a due dimensioni, Reggio Emilia ed il suo trattore R60 soffocati e lasciati a terra dal piano Marshall, il ballo liscio sugli scaffali di un negozio di dischi tra la techno di Detroit e quel dancefloor di Manchester. Due stadi, due caselli, due stazioni, quattro fontane senza saper scegliere semplicemente se stessa fra tutte, cancella rinnovando la propria storia sostituendola con un futuro che molti credono qui.
Otto strati di glorioso passato ricoperti dalla modernità di muri bianchi poi ridipinti a colori insoliti da un poeta di passaggio e grandi strutture che vantano un presente di spot pubblicitari. Giusto il tempo di scivolare davanti ad un cartello di benvenuto che una volta passato poi Reggio Emilia non arriva mai: solo campi e svincoli ad accogliere e rappresentazioni di re inginocchiati sulla neve matildica a chieder perdono. Reggio Emilia non più al centro, ma accerchiata. Balere ai piani interrati dimenticate alle porte della città, demolite quanto basta per scheggiare la pista da ballo. Promesse di riscatto non mantenute, case popolari là dove una volta sorgevano capricci di principesse e ora il vuoto di chi non sa colmare.
Le tre teste quadre, o esagonali, di Daniele Carretti, Enrico Fontanelli e Max Collini hanno messo sul piatto una nuova avventura registrata in perfetta e solitaria avanguardia nel Bunker studio di Rubiera (RE) dalle mani analogiche di Andrea Rovacchi, che ha poi anche missato il tutto di lì a poco e nei paraggi. Il risultato mira all’essenziale ed è dedicato a chi è abituato ad ascoltare più di altri l’incedere vago dei propri pensieri. Le caselle esagonali dell’album sono state tutte scritte lo scorso anno, tra una saletta prove del Calamita di Cavriago ed una cucina abitabile sulle colline di Viano, immersi nel loro disincantato piccolo mondo antico dagli occhi ben aperti sul resto.
Un album nato e cresciuto a 33 giri: lato A, lato B, dimensione dell'ascolto come ce lo ricordiamo prima dell'imposizione dei 74 minuti e presentati in un sontuoso vinile oltre che nel normale cd - digipack. Un “GIOCO DI SOCIETA’ ” le cui regole sono stabilite dall'ascoltatore, in caso di necessità, e che racconta con ritmiche pulsanti di vita, rare chitarre e parole a volte dimesse e dismesse. Luoghi ed ambienti sonori da scoprire per le storie che gli ODP sanno vestire, luoghi di una città “zitella” che ha dato i natali al tricolore ma che ha portato in grembo molto, molto altro da allora. Un palazzo nobile diventato la storica sede del Partito (“Palazzo Masdoni”) dove ci si vuole addirittura finire ad abitare, scene minime di lotta di classe all’ombra di una ingombrante sequoia nella campagna locale (“Sequoia”), un palazzetto dello sport famoso per un leggendario concerto dei Police, visto dagli occhi di un ragazzino (“Respinti all’uscio”) sino ad un antico canto degli Ultras Ghetto, gruppo di tifosi granata che prese in prestito “Per i Morti di Reggio Emilia” per chiarire subito agli avversari da dove si veniva e dove si voleva andare. Ma la città e la sua società che diventa gioco nascondono anche storie d’amore finite appese ad un muro (“Desistenza”) e storie d’amore finite e basta (“Parlo da solo”, primo singolo e primo video dell’album). Ci si allontana di rado da casa nel disco e nel caso si viaggia a due ruote in uno struggente brano dedicato all’impresa maldestra del ciclista olandese Johan Van der Velde (“Tulipani”) rievocato in un santino da Dorando Pietri postmoderno. Poi si torna alla cronaca, con una novella volta a dimostrare che non solo lavorare stanca, ma può fare parecchio male (“A pagare e morire…”) a causa di un “incontro” spiacevole con un manesco drop out tabagista. Siccome le tracce non sono in realtà otto ma nove, eccovi prima dei brani narrati una intro strumentale lunga quel tanto che basta per fare ballare i due dadi nella mano. Reggio Emilia, indossa un vestito che non portavi da tempo ed esci a giocare con noi. Buona partita a tutti. 
 
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