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JOHNSTON, JAMES

The Starless Room

Prezzo: € 19,90
  • Etichetta CLOUDS HILL
  • Formato LP+CD
  • Data uscita 25.11.2016
  • BarCode 4015698009033

THE STARLESS ROOM È IL DEBUTTO SOLISTA DI JAMES JOHNSTON (GALLON DRUNK, PJ HARVEY, NICK CAVE & THE BAD SEEDS). EMOTIVO, INTIMO, PERSONALE, IL DISCO SUONA IN MANIERA INCISIVA E DIRETTA, SENZA FRONZOLI O (INUTILI) ABBELLIMENTI. LA TITLE TRACK RAPPRESENTA A PIENO LO SPIRITO ROMANTICO DEL DISCO, ALLA SCOPERTA DI RAFFINATI ARRANGIAMENTI E COINVOLGENTI MELODIE ALTERNATIVE.

FILE UNDER: ALTERNATIVE / ROCK / GALLON DRUNK

Esce per l’etichetta indipendente tedesca Clouds Hill il debutto solista di James Johnston: “The Starless Room”.


“The Starless Room” rappresenta un’importante distillazione tanto della sua attenzione per i testi quando del suo talento prodigioso, alle volte sotto stimato. Proprio la title-track è quella che racchiude al meglio il sentimento romantico dell’intero disco, con la stella di James più intensa che mai e l’arrangiamento di archi di Sebastian Hoffman su livelli altissimi.
 
Per James Johnston, tuttavia, il più grande piacere di tutto è semplice: i tempi lenti delle canzoni. “È qualcosa che adoro, come tutti quei dischi di Isaac Hayes e Ray Charles. È come se stessi ascoltando il disco di qualcun altro”.

 
Ma non è così. È l’album di debutto di James Johnston, “The Starless Room”.

 
Nello stesso periodo in cui suonava con i Gallon Drunk, James Johnston ha suonato spesso anche con altri artisti. Un percorso iniziato a metà anni ’90 come turnista nei The Bad Seeds che lo ha portato ad avere un ruolo fisso nella band di Nick Cave tra il 2003 ed il 2008, suonando inoltre con altre icone come Lydia Lunch, Faust e, al momento, PJ Harvey, per la quale ha suonato anche nell’ultimo “The Hope Six Demolition Project”.
 
Ma se questo suona come se in qualche modo si fosse ammorbidito, Johnston sostiene con forza il contrario: Le registrazioni del disco con la band hanno avuto un approccio semplice, ma in un modo infuocato, diretto e ben focalizzato sia dal punto di vista musicale che emotivo. L’ultimo album realizzato con i Gallon Drunk è il mio preferito, ed è stato certamente uno dei fattori per capire come andare oltre, discostandomi da quella rabbia e da quel dissenso, rigettando il sound più familiare per esser più libero. Così qui la strumentazione, retta dal piano e dalla voce, è molto differente e, nel complesso, il suono è molto curato ma intimo. È molto più autobiografico, sia come persona, sia per il genere di musica che ascolto.

 
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