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DON ANTONIO

Don Antonio

Prezzo: € 13,90
  • Etichetta SANTERIA
  • Formato COMPACT DISC
  • Data uscita 07.04.2017
  • BarCode 8016670127451


DON ANTONIO [ANTONIO GRAMENTIERI / SACRI CUORI]

 

DON ANTONIO È UN UOMO E UN DISCO.

UNA STORIA VERA E UN VIAGGIO A SUD.

DON ANTONIO È DON ANTONIO GRAMENTIERI.

MUSICISTA, PRODUTTORE, INTERNAZIONALISTA DEL SUONO ITALIANO, FONDATORE DI SACRI CUORI, AUTORE DI MUSICHE PER IL CINEMA, IL TEATRO, LA TELEVISIONE E LA PUBBLICITÀ.

DON ANTONIO È IL SUO PRIMO DISCO SOLISTA.

 

FILE UNDER: ROCK MEDITERRANEO / FOLK / SACRI CUORI

 

 

Don Antonio è un uomo e un disco. Una storia vera e un viaggio a Sud.

Don Antonio è Don Antonio Gramentieri.

Musicista, produttore, internazionalista del suono italiano, fondatore di Sacri Cuori, autore di musiche per il cinema, il teatro, la televisione e la pubblicità.

Don Antonio è il suo primo disco solista.

Registrato in Sicilia (allo Zen Arcade, con la collaborazione di Cesare Basile), rifinito in Romagna con gli amici e i collaboratori di una vita, Don Antonio è un disco che si lascia il continente dietro le spalle, e suona con la faccia rivolta verso il mare, affacciato sull’ultimo lembo di Italia e di Europa.

Niente world music salottiera, tuttavia.

Don Antonio invita a un ballo trasversale a tutti i folklori.

E intanto dipinge un'identità Mediterranea senza ammiccamenti. Dolce e amara, romantica e spietata, vicina e distante. Un'identità che oggi slitta sul suo asse, e si trova a vivere simultaneamente l’Est e l’Ovest, il Nord e il Sud, il passato e il futuro. Il suono dell’Italia contemporanea inquadrato in un fotogramma mosso. Il continuo divenire di una geografia che perde i suoi equilibri tradizionali, e intanto ne acquisisce dei nuovi: paradossali, misti e meticci.

Sul piatto ci sono melodie romantiche che profumano di Sud, strappi blues, reminiscenze ambientali, twang adriatici, balli di gruppo, paesaggi cinematici, aiuole fiorite, navi al porto, personaggi misteriosi, donne eleganti.

L’amore e il dolore del viaggio, del trovare e del lasciare.

Con l’assoluta-poesia e l’assoluto-kitsch che, esattamente come nella vita vera, danzano abbracciati al mercato del pesce di Catania.

 

BIOGRAFIA

Negli ultimi dieci anni Don Antonio e la sua musica non sono mai stati fermi.

Nei dischi con Sacri Cuori, in studio di registrazione con David Hidalgo, Jim Keltner, Evan Lurie, Marc Ribot, John Convertino, Giant Sand, Steve Shelley. Nei tour e nei dischi di Richard Buckner, Dan Stuart, Alejandro Escovedo, Hugo Race, Terry Lee Hale, Bill Elm e Friends of Dean Martinez. In Italia nei dischi di Nada e Pan del Diavolo, Riccardo Tesi e Giulio Casale, Bobby Solo, Max Larocca, Pippo Guarnera.

Nelle colonne sonore per il cinema (“Zoran, il mio nipote scemo”, “Upwelling”), la televisione (Sky, Fox Crime e altri) e il teatro.

In spot internazionali (Volkswagen). In uno show su MTV (Rock in Rebibbia), alla BBC come alla radio nazionale australiana.

E poi a capodanno in Montenegro, in una galleria d’arte al SXSW di Austin, su un marciapiede alla settimana della moda di Milano, in mezzo a una rissa a Salonicco, a suonare il rock and roll al Jamboree a fianco di antiche stelle.

Il tutto girando manopole e creando suoni dalla Romagna a Melbourne, da Los Angeles a Bristol, da Tucson a New York.

Con brani cantati da M Ward, Isobel Campbell, Hugo Race, Howe Gelb, missati da John Parish, Craig Schumacher, JD Foster e John Agnello, ascoltati alle radio di cinque continenti.

E commuovendosi ogni volta che Dan Stuart canta "Me, I gotta keep on moving".

 

 

NOTE DELL’AUTORE SUI BRANI DELL’ALBUM

 

SERA

Una preghiera laica sul senso intimo degli addii, e delle cose che cambiano. Sulle sensazioni che restano immobili, trafitte per un attimo dalla luce incerta del crepuscolo, e poi ripartono con un passo diverso, in altre maniere, sotto altri cieli.

La musica vuole catturare questa sospensione, le parole (performate in tempo reale da Hugo Race) chiudono il cerchio di questo talking blues delle cose perdute. Prima di ripartire.

OH LA LA

Una sorta di sorridente standard “all’italiana”, quasi un’idea jazz per non-jazzisti, con Alain Toussaint e Monk nel cuore prima che nelle mani. Un tavolo riservato in prima fila, un vestito elegante e qualche fantasma d’elettricità appena sotto il soffio del sax tenore e il voicing aggraziato del pianoforte.

AMORCANTANDO

Cercare l’amore mentre l’amore – ahimè - non cerca te. Passioni in circolo, fuori sincrono. Il paradosso di una cumbia trapiantata in mezzo a una colonna sonora da sceneggiato italiano anni ’70. La sensualità che rimane a mezz’aria fra sussurri, tamburi e un basso di gomma scura.

IL TURCO

Il Turco lo trovi al mercato. Ha vinto la scommessa, sa come muoversi. Pulsazione, mistero e un vento asiatico che muove le quinte, della messinscena e del pentagramma. Fra maggiore e minore, fra sorrisi, sottintesi e un qualche pericolo. E una telefonata di Howe Gelb.

BABALLO

La Religione del Twist come rito purificatorio, ascesi e iniziazione alle cose belle della vita. Per alcuni le risposte chiave della vita sono nella Taranta, per Don Antonio sono nel Twist. Le parole servono al ritmo, e significano solo ritmo. Si sobbalza per due minuti o poco più, su un groove sincero. E questo è quanto.

ALMA

Due chitarre innamorate d’Africa, un refrain da carillon. Tutta la dolcezza possibile, per abbracci molto più ampi del tempo.

SOUKANA

L’underworld dell’occidente produttivo balla tutto sullo stesso ritmo. Lo senti dagli speaker sfondi di un bar, dalle finestre delle case, dall’autoradio di un tassista in Centroamerica. Un certo retrogusto kitsch è ultimo residuo di sincerità del folklore contemporaneo. Poi, a dire il vero, la melodia punta su altre idee di Sud, al centro esatto del Mediterraneo.

RAMON

Chiara Macinai guida i giochi, e mette in fila i perché di un addio. Chiede a qualcuno, o forse a se stessa di fronte allo specchio. La valorosa truppa sicula, Basile-Caudullo-Ferrarotto, ridisegna il Mali a Catania, con stile e un certo rimbalzo dub. Per puro caso un inciso strumentale quasi cita Cold Irons Bound di Dylan. “Sono venti miglia, fuori città, in un nodo di metallo freddo”. E’ in effetti una delle risposte possibili.

SUNSET, ADRIATICO

La California in Romagna, ancora una volta. La pedal steel di Tom Heyman accompagna sulla Statale Adriatica, con vista sulle saline di Cervia, carezzando un riff di chitarre baritone che - nei nostri sogni - vorremmo sentire suonato dalla wrecking crew, o da Al Caiola. Buoni propositi al calar del sole, puntualmente disattesi, ma sempre romantici.

LONTANA

Di cose lasciate non lontano da noi, dove il mondo è diverso, diverso da qui. Una melodia al confine impossibile fra Santo & Johnny e i neomelodici, su un tappeto ritmico assemblato con ambizioni quasi orchestrali. Basile si produce in una strofa breve e potente, composta di getto. Dopo è solo melodia, al massimo del sinfonico a cui ci è concesso accedere.

MESTIZO

Di nuovo Basile produce un riff che danza, la banda segue con profitto. Si ottiene una gravitas da mezzi sangue, una sorta di afrobeat senza passaporto. Con il dobro di Terry Lee Hale, il violino di Vicki Brown e il flauto di Luigi Lombardi. Ottant’anni, Luigi, di cui 50 spesi a suonare per il mondo, prima di fermarsi in Giappone per 20, e prima di ritornare in Romagna. Cittadino di molti mondi. Mestizo.

LA PULGA

Si può essere punti dalla tarantola, certo, ma più spesso dalle pulci. Si saltella comunque, e si gioca a mischiare il twang italiano a quello messicano, col groove che spinge dai piani bassi, l’argentino Alejandro Baijerry che fa l’MC e un bel solo finale di Nicola Peruch.

BAKALI

Mucche e capre sul lago di Scutari, un’armonica e un fischio in Romagna. Field recordings sovrapposti per mete ipotetiche della nostalgia.

ADELITA

Composta a Calitri, ospiti di Vinicio Capossela in gita nei luoghi del ricordo. Trapiantata in Argentina. Cantata da Alejandro Baijerry. Il tentativo – sempre ardito - di scrivere una buona melodia, semplice ma con un perché, senza trucchi e senza inganni. Per salutare col vestito buono e la passione delle cose sincere.

 
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